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L'aula verde: gli alberi e gli arbusti
Tra le numerose specie vegetali osservabili a S. Paterniano, il faggio e l'acero campestre si evidenziano per la maestosità di alcuni esemplari presenti.

Faggio (Fagus sylvatica)
Il faggio è sicuramente la specie più importante delle zone montane italiane, soprattutto negli Appennini, e forma delle splendide foreste se governato a fustaia.
Le foglie del faggio sono decidue, di forma ovale, con margine seghettato o ondulato, di colore verde tenue in primavera per poi assumere un colore più intenso in estate.
La corteccia è liscia e grigia, mentre la chioma è globosa e molto ramificata.
Il legno è di colore chiaro e ampiamente usato per mobili, per legna da ardere e, fino a poco tempo fa, per produrre carbone.
I frutti, le faggiole, sono commestibili e molto appetite dai numerosi animali che vivono nelle faggete e in particolare dalle ghiandaie, dagli scoiattoli e dai cinghiali.
Dalle faggiole è possibile anche estrarre un olio utilizzato in passato sia per l'alimentazione umana che per l'illuminazione.

 

 


Faggio (Fagus sylvatica)
Come molte altre specie di acero, l'acero campestre ha foglie palmate (le nervature principali partono dalla fine del picciolo) disposte a coppie sul rametto (foglie apposte).
La foglia presenta 3-5- lobi piuttosto arrotondati e con margine intero.
I frutti (samare) sono composti da due semi alati, con ali disposte quasi in linea retta.
Generalmente l'acero campestre non supera i 20 m. di altezza e difficilmente raggiunge diametri superiori a 30-40 cm.
L'acero campestre è sicuramente una delle piante più amate utilizzate dai contadini, soprattutto in passato: produce una fitta ombra, frasca per l'alimentazione degli animali, legna da ardere, carbone, legno per la fabbricazione di piccoli utensili (manici di martello, pioli per le scale, ruote di carri …).
Inoltre, l'acero campestre è la pianta più comunemente utilizzata per "maritare" la vite, utilizzata cioè per sostenere la vite che si arrampica tra le fronde dell'acero campestre.

 


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